Gianni Asdrubali: Assolo
Davanti ai miei occhi, con rapidi spostamenti, Gianni Asdrubali ha collocato sulla parete dello studio i suoi più recenti dipinti, avvicinandoli tra loro a formare dittici, trittici o insiemi più numerosi che, sorprendentemente, mostrano di concatenarsi senza soluzione di continuità uno con l’altro, nonostante siano stati realizzati separatamente e senza alcun preordinato disegno di organicità.
Ma la ragione della loro felice e sempre possibile armoniosa contiguità risiede in una interna dote di quelle pitture che pur ostentando una frontalità della stesura di superficie, essa, per effetto di una congenita adimensionalità, deve essere percepita come sferica, dunque una frontalità infinitamente profonda.
Come in una geometria frattale, come per le nuvole, ciò che rende conseguenti queste opere è dunque un’essenza di limite curvo, ai cui bordi non definiti – poiché quelli della tela devono essere immaginati superati proprio dalla tela successiva, che può essergli affiancata come per prodigio – si colloca l’azione sempre possibile di Asdrubali.
È in questo senso che quelli della tela devono essere considerati bordi dell’incidentalità circostanziale, quotidiana, cioè quella che deriva dall’impossibilità di dipingere una tela realmente illimitata. E tuttavia, ogni tela è pensata come tale. Peraltro, come lo sono tutte le opere concepite nel comune denominatore della spazialità, che – come si sa – è sferica, adimensionale, indescrivibile a parole.
Da questa prima osservazione si deve prendere atto che la pittura di Asdrubali è certamente tutta frontalmente davanti agli occhi di chi la osserva, ma per ‘vederla’ realmente bisogna che lo sguardo vi penetri con un’ideale ‘capriola’, entrando e uscendo dalla sua sferica spazialità, attraverso la soglia già predisposta e varcata per primo da Asdrubali stesso, con la liturgia pittorica, dell’azione e negazione simultanea necessaria a farla venire alla luce.
Se si è percepito l’esito spaziale di questo processo ideativo e realizzativo della pittura di Asdrubali, si può avanzare nell’osservazione degli elementi posti da lui in azione, non meno interessanti ai fini di conoscere alcuni principi generativi dell’opera o delle modalità del suo lavoro.
In questo nuovo ciclo di pitture realizzate nel corso del 2015 e denominate da Asdrubali Zeimekke, infatti, egli si cimenta con quei principi che già gli avevano consentito di provvedere alla realizzazione di precedenti opere. Anzitutto il principio poetico, motore di ogni impresa: la mancanza; intesa, questa, come ciò di cui si è privi o che si desidera al fine di placare una privazione. Il vuoto che essa suscita nel pensiero e nei sentimenti ha un effetto stimolante e un corrispettivo materiale nel vuoto fisico che – come è noto – è pieno di una vita invisibile, ma non per questo inesistente. Ciò che si percepisce come assenza di materia in realtà non lo è, e quell’assenza è proprio ciò su cui si impegna l’azione trasformativa e di sensibilizzazione di Asdrubali. Vuoto, dunque, come dinamo e motore per la creazione dello spazio che, considerato quale esito e risultato dell’azione di qualificazione artistica, non è dato a priori ma si consegue nell’opera. Se la mancanza induce all’azione per colmarla, essa è altresì generatrice della tensione necessaria allo scopo.
Sugli aspetti di tale energia in arte si può affermare che la tensione ha assunto differenti modalità per manifestarsi. Si comprende ad esempio che da un artista all’altro essa è stata visualizzata in forme diverse. Molti componenti del gruppo Gutai, da Joshihara a Shiraga, esprimono gesti brevi, risoluti e frutto di concentrazione e meditazione; i gesti recano in piena sintesi una traccia di colore sul supporto, dove si evidenzia la tensione che si è scaricata. Analogamente avviene nei gesti di Mathieu. In Pollock la tensione ha una continuità temporale e un’oscillazione. In Vedova la tensione appare intermittente, in Castellani essa si risolve nel progetto e si trasferisce nella superficie mediante una strutturazione a base di intro- ed estroflessioni. In Fontana, impegnato nei Concetti spaziali –Attese, il gesto del taglio è netto, singolo o ripetuto dopo aver consumato tutta la concentrazione.
In Asdrubali, soprattutto nel ciclo di pitture Zeimekke, la tensione è continua, ma il gesto è segmentato, come i segni a pittura acrilica che tracciano sulla tela i diversi tipi di rete nervosa. Si devono peraltro osservare e distinguere diversi tipi di tracciato; sulla tela preparata in bianco, Asdrubali stende un reticolo nero e sul nero un ulteriore reticolo bianco molto diluito al punto che gran parte di essa lascia trasparire il nero sottostante. Alla fine la pittura presenta al proprio interno delle zone integre di superficie priva di interventi che appaiono come monadi negative, cioè bianche, veri spazi considerati in primo piano sulla superficie o, se si vuole, come i più profondi. ‘Azione e negazione’, ‘forma e antiforma’ si equivalgono entro il limite dell’opera.
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- Gianni Asdrubali, Kesverze, 2016
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- Gianni Asdrubali, Stoide, 2006
- Gianni Asdrubali, Zatanike, 2015
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- Gianni Asdrubali, Zeimekke, 2015
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- Gianni Asdrubali, Zeimekke, 2015
- Gianni Asdrubali, Zeimekke, 2015
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- Gianni Asdrubali, Zosdra, 2010
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